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Il terzo Congresso Provinciale di
Alleanza Nazionale chiude la fase di commissariamento della
Federazione Provinciale ed apre una nuova stagione di rilancio
del partito nella provincia di Potenza. Esso deve costituire
un’occasione per un ampio dibattito tra gli iscritti, un momento
di approfondimento delle tematiche esistenti sul nostro
territorio e di condivisione delle linee programmatiche ed
organizzative da seguire nell’azione politica del nostro
immediato futuro, anche in relazione alle previsioni statutarie
(art. 42) che sanciscono: “Il Congresso Provinciale discute e
determina le direttive dell’azione politica di Alleanza
Nazionale nel territorio”. È, dunque, questa, la sede naturale
in cui devono confluire analisi e giudizi, critiche e
suggerimenti che possono diventare proposte di indirizzo
politico.
La nostra società sta affrontando
svolte epocali che molto spesso si fatica a comprendere e a
controllare; penso alla globalizzazione, all’integrazione culturale,
alla disgregazione della famiglia: la politica nazionale, ma anche
quella locale, non possono non tener conto di questi grandi
cambiamenti, non possono non considerare che dalla centralità della
persona, della famiglia, della vita, partono le grandi sfide per il
rinnovamento sociale, culturale e politico di una nazione.
Riaffermare i valori della vita
umana, del sentimento religioso, della solidarietà, della famiglia,
della nazione, non sono memorie passate di vecchi nostalgici, ma
sono scelte di fondo cui devono ispirarsi il pensiero e l’azione del
nostro partito. Un partito, con una sua identità ben precisa, capace
di far convivere e unire politicamente la tradizione al
rinnovamento della società, impegnandosi realmente per la tutela dei
diversamente abili e dei più deboli, riconoscendo il giusto ruolo
alle donne e al loro impegno sociale e politico, sostenendo il
rispetto dei valori etici, restituendo alla scuola il ruolo
fondamentale della formazione e della trasmissione dei saperi.
Ed è per tale motivo che Alleanza
Nazionale deve e può far sentire la sua pesante influenza nel
contesto politico nazionale, anche come conseguenza diretta della
sua riconferma quale secondo partito e valore aggiunto nella
coalizione della CDL e terzo partito più votato in Italia con 4,7
milioni di voti (12,3%) alla Camera e 4,2 milioni di voti (12,4%) al
Senato. Affermazione che ha determinato l’elezione in quota Alleanza
Nazionale di 71 deputati e 41 senatori, tra i quali, l’Onorevole
Donato Lamorte ed il Senatore Nicola Buccico, autorevoli
rappresentanti della nostra regione.
Affermazione che fa
affrontare con coraggio la nuova svolta politica, fortemente voluta
dal Presidente Fini, ed impressa con il documento programmatico del
luglio 2006, confermato in prima battuta, dall’Assemblea Nazionale
del partito il 7-8 ottobre 2006 e successivamente, il 17 dicembre
2006, che vuole un Partito Unico del centrodestra, nell’ambito del
Partito Popolare Europeo, in una grande famiglia che, per tradizione
storica e per i valori cui si ispira, alternativa ad una sinistra
sempre più incapace di buon governo, vuole rilanciare i grandi temi
della democrazia economica, della partecipazione alla vita politica
e sociale e della sussidiarietà.
Un partito forte anche per l’effetto
politico e psicologico creatosi in Italia a seguito della
manifestazione di Roma del 2 dicembre 2006 che ha visto scendere in
piazza due milioni di persone, non solo militanti e simpatizzanti,
per protestare contro la politica fallimentare del Governo Prodi e
dell’intero apparato partitico del centrosinistra.
Nel contraddittorio e frammentato
contesto politico nazionale, la Basilicata si evidenzia come la
regione tra le più rosse d’Italia: il centrosinistra vince le
competizioni elettorali con percentuali notevoli di consenso.
Alleanza Nazionale ottiene un buon successo con circa il 10% dei
consensi in provincia di Potenza alle elezioni politiche del 2006,
di contro al 60% dei consensi del centrosinistra, e alle europee del
2004 si attesta sul 12%; consenso, che, invece, sempre in provincia
di Potenza, si era fermato al 6,3%, alle elezioni regionali del 2005
e al 7,1% alle elezioni provinciali del 2004, di contro al 67% dei
voti del centrosinistra.
Si può notare con quanta facilità
l’elettorato lucano sposti il suo gradimento verso i rappresentanti
di centrosinistra: infatti, appare chiaro che quando il voto è
politico, quindi, più libero da condizionamenti amicali, parentali o
di interesse, ovvero dal sistema di potere creato sul bisogno dei
cittadini, gli elettori scelgono di non votare il centrosinistra.
Un centrosinistra che vince solo
perchè riesce ad attrarre consensi in base alla logica esclusiva del
“voto il potere”, non è imbattibile!
Su questa certezza dobbiamo costruire
la nostra battaglia politica, nella consapevolezza che vi sono tanti
cittadini pronti a votarci e con i quali bisogna necessariamente
avviare un dialogo, proponendo loro un nuovo modo di fare politica,
riscoprendo l’importanza della meritocrazia, presentando uomini seri
e responsabili, ed idee, programmi e progetti di sviluppo chiari e
fattibili.
Non è bastevole una politica di
opposizione che limita la sua azione al solo comunicato stampa:
dobbiamo essere in grado di proporre e far conoscere i nostri
progetti che devono essere concreti ed alternativi. Dobbiamo,
inoltre, avere il coraggio e la determinazione di denunciare con
forza gli abusi e i mercimoni di un apparato politico che ha
distrutto una regione, senza farci prendere da ingiustificabili
timori, da omertosi consociativismi, da confusi trasversalismi.
La nostra arma vincente è far
conoscere ai cittadini tutto ciò che accade nelle istituzioni: è
tempo, ormai, di tirare le opportune conclusioni.
Mentre l’Italia prosegue sulla via
dello sviluppo, l’intera Basilicata è ancora in notevole ritardo,
travagliata da una non facile situazione demografica, economica e
sociale.
Esiste una profonda crisi dimostrata
oltre che da una lunga serie di dati statistici tra di loro
concatenati, anche dall’esperienza di vita di quanti,
quotidianamente, vivono ed operano su questo territorio.
Basta soffermare la
nostra attenzione sulla piaga dell’emigrazione, fenomeno in forte
ripresa in questi ultimi anni e i cui numeri sono purtroppo
destinati a salire. Nel solo anno 2005 sono andati via oltre 2000
lucani (un tasso migratorio pari al 3,3‰ per 1.000 abitanti - fonte
elaborazione Svimez su dati Istat) ma, questa volta non si tratta di
analfabeti o di appartenenti alle classi sociali più povere: il
54,3% delle persone che emigrano sono giovani, con una cultura e una
formazione scolastica medio alta, appartenenti ad un ceto sociale
medio; per meglio intenderci sono i famosi “talenti”, così come più
volte definiti dalla politica degli slogan messa in campo dal
centrosinistra lucano.
Al fenomeno migratorio è naturalmente
collegato lo spopolamento dei comuni: basta osservare il dato del
bilancio demografico relativo agli anni 2001 – 2005 che evidenzia un
saldo negativo di 5.318 abitanti in meno, ovvero una popolazione che
passa da 597.768 abitanti nel 2001 a 594.086 abitanti del 2005.
Nel 2005, il tasso di disoccupazione
del 12,4% in provincia di Potenza, dato che si discosta notevolmente
dalla media nazionale del 7,7%, fornisce da solo, senza ulteriori
commenti, una risposta esauriente ai fenomeni dell’emigrazione e
dello spopolamento.
Tale percentuale sarebbe ancora più
drammatica se si considerassero anche le persone alla ricerca non
attiva di lavoro o comunque disponibili a lavorare: tale dato si
attesterebbe, infatti, oltre il 25%, contro una media nazionale del
15%.
I risultati di alcune indagini
statistiche danno un chiaro quadro della situazione nella nostra
regione; basti pensare che:
- il
reddito pro capite prodotto in Basilicata nel 2005 è di € 16.192,
pari al 70% di quello medio italiano che ammonta ad euro € 23.220
(rapporto Svimez 2006 sull’economia del Mezzogiorno);
- la
Regione Basilicata ha il più basso indice di infrastrutture
economiche del Mezzogiorno (rete stradale, rete ferroviaria, porti,
aeroporti, rete bancaria, ecc…) con un valore pari al 42%, contro
l’87% della Sicilia (studio Ambrosetti su indici Tagliacarne);
-
nel 2005, il 24,5% di famiglie lucane è in difficoltà economica
(dati Istat) con conseguente collocazione della Regione Basilicata
al terzo posto tra le regioni più povere d’Italia.
Se proviamo a chiedere ad un nostro
corregionale quali sono i suoi bisogni più sentiti, sicuramente ci
risponderà: miglioramento della qualità della vita, innalzamento del
livello complessivo dei servizi, opportunità di lavoro e crescita,
attenzione e garanzie per le giovani generazioni. Preoccupante è,
infatti, il numero di giovani e soprattutto di adolescenti che fa
uso di sostanze stupefacenti ed è per questo che combattere la droga
è diventata un’azione prioritaria dell’attività politica di Alleanza
Nazionale.
Ma, se da un lato la nostra terra si
presenta sostanzialmente come un’area povera, dall’altro, sono
enormi le risorse a disposizione dei “governatori della Lucania” da
poter utilizzare per uno sviluppo concreto del territorio.
In questi giorni i governanti del
centrosinistra stanno predisponendo la nuova programmazione dei
fondi strutturali 2007/2013: avere obiettivi chiari e ben definiti,
non sprecare le risorse finanziarie, come già successo per la
programmazione 2000/2006, vuol dire mettere in condizione la nostra
regione di essere più competitiva, vuol dire permettere alla nostra
regione di allacciarsi, al più presto, al resto d’Italia.
Rispetto a tale scadenza i
rappresentanti di Alleanza Nazionale devono essere in prima linea
nell’offrire il loro contributo di idee e di proposte, ma devono
anche svolgere appieno la funzione di verifica e controllo al fine
di segnalare e denunciare all’opinione pubblica scelte sbagliate e
di evitare che vengano riproposti, come nuovi, vecchi progetti,
rimasti solo sulla carta, che non hanno mai prodotto alcunché.
Un’analisi della UIL Basilicata sui
Bilanci Regionali di Previsione 2006 evidenzia che la nostra è la
regione con lo stanziamento complessivo pro capite più elevato
rispetto alle altre regioni a statuto ordinario, ovvero, per ogni
cittadino lucano si spendono, all’anno, 6.044 euro.
A questo bisogna anche aggiungere le
risorse collegate allo sfruttamento delle immense ricchezze
territoriali. Come sono utilizzate le royalties derivanti
dall’attività estrattiva nella Val d’Agri? Che ne è delle notevoli
risorse idriche della Basilicata?
Il superamento delle
contraddizioni sin qui esposte relative alla situazione politica ed
economica della nostra regione, cioè, da un lato una terra ricca di
risorse il cui utilizzo non corrisponde ad un adeguato livello di
sviluppo e di qualità della vita dei cittadini, dall’altro
l’inadeguatezza di un sistema politico, o meglio, un sistema di
potere che governa la quasi totalità della regione, deve essere il
punto di partenza della nostra azione politica.
Un’azione politica che, prendendo
atto della fallimentare politica del centrosinistra in Basilicata,
carente di forza propositiva e predisposta alla sola gestione del
quotidiano, si ponga l’obiettivo di migliorare la qualità della vita
dei cittadini, individuando le scelte da operare per lo sviluppo
economico della regione.
Un’azione politica che affianchi alla
capacità progettuale e propositiva, l’individuazione di precise
priorità, anche in considerazione delle specifiche realtà economiche
e sociali del territorio.
Sappiamo bene che gli interventi non
possono prescindere dalle caratteristiche geografiche, demografiche
e sociali della regione: la mia attività di Consigliere Provinciale
alla Provincia di Potenza mi ha fatto conoscere meglio la realtà
della provincia: 100 comuni, distribuiti su un territorio
estremamente vasto, con notevoli squilibri e privo di aggregati
urbani di una rilevante consistenza. Basti pensare che più della
metà dei cittadini è distribuita tra l’85-90% dei comuni, di piccole
e piccolissime dimensioni.
Gli obiettivi prioritari da
raggiungere sono ben chiari: superamento del gap infrastrutturale
esistente, modernizzazione della società, riorganizzazione e
razionalizzazione del sistema sanitario regionale, realizzazione di
un’amministrazione pubblica più efficace ed efficiente. Per
rilanciare lo sviluppo del territorio bisogna essere capaci di
proporre soluzioni che raggiungano questi obiettivi.
Il livello delle infrastrutture
rappresenta, da sempre, un elemento di sviluppo economico di un
territorio: maggiore è il livello di infrastrutture esistenti,
maggiore è la crescita economica dell’area. Non vi è alcun dubbio
che la produttività, i redditi e l’occupazione regionale sono in
funzione crescente della dotazione di infrastrutture.
Bisogna spingere chi governa verso
scelte politiche che incentivino il livello infrastrutturale della
regione, sia di tipo economico, a supporto diretto delle attività
produttive (strade, autostrade, aeroporti, reti fognarie,
acquedotti, reti di distribuzione dell’acqua, reti del gas,
elettricità, impianti di irrigazione, strutture per il trasferimento
delle merci, ecc…), sia di tipo sociale, finalizzate ad accrescere
il benessere sociale (scuole, strutture per la sicurezza pubblica,
edilizia pubblica, ospedali, impianti sportivi, aree verdi, case di
riposo, impianti di smaltimento rifiuti, ecc…).
A tutto questo bisogna aggiungere gli
investimenti nel sistema delle infrastrutture immateriali, quali i
centri di ricerca, le reti di diffusione ed innovazione, i servizi
alle imprese.
Bisogna, inoltre, investire risorse
per attuare una gestione più innovativa e funzionale dei trasporti,
che sia in grado, non solo, di collegare in rete tutto il nostro
territorio, quanto di collegarci con il resto d’Italia, con servizi
efficienti conformi alle reali esigenze degli utenti.
Tutto ciò per far diventare la
Basilicata la cerniera delle regioni del sud.
Non possiamo rimanere ancora fermi,
bisogna essere in grado di interpretare pienamente questo ruolo
strategico, questa favorevole posizione geografica in un’Italia
centrale nel Mediterraneo.
In un processo più complessivo di
modernizzazione dell’Italia all’interno dell’Europa, la Basilicata è
una regione che, partendo dalle sue tradizioni, nel rispetto
dell’identità culturale e politica del suo popolo, può affrontare,
se opportunamente programmato, un rapido processo di modernizzazione
della società e soprattutto dell’amministrazione pubblica.
La Basilicata ha
bisogno di un’amministrazione pubblica più efficiente, efficace e
trasparente, che faccia delle scelte chiare, che sia finalmente
libera dalle pastoie della burocrazia. Uno sviluppo economico è
determinato dal rispetto dei ruoli tra pubblico e privato: al
pubblico, il ruolo di indirizzo, senza imbrigliare il privato che
vuole investire, di formazione delle giovani leve, all’insegna dei
formati, non dei formatori, e di programmazione di attività
collegate direttamente alle necessità del mondo produttivo locale;
al privato, il ruolo di offerta di beni e servizi, in un mercato
concorrenziale, basato su regole certe. Dunque, un pubblico e un
privato che si uniscono per rendere più competitiva la regione.
E’ necessario richiedere con forza
l’aggiornamento del piano sanitario regionale, pensato nel 1997 e
scaduto nel 2000. Sono trascorsi sette anni e le lacune iniziali, le
necessità createsi a seguito di una mancata ottimizzazione della
spesa, oggi sempre più urgente e indispensabile, le nuove esigenze
sanitarie dei cittadini collegate al naturale trascorrere del tempo,
non hanno trovato ancora soluzione in una nuova programmazione
sanitaria regionale.
Alleanza Nazionale è pronta a
sottoscrivere il suo impegno: un impegno che porti ad un
ripensamento e ad una nuova politica dello sfruttamento delle
risorse territoriali, che incentivi una politica agricola oggi
inesistente, che si muova per il superamento della crisi del sistema
industriale, che attui una concreta difesa dell’ambiente anche in
chiave turistica, al fine di evitare la sola costruzione di
alberghi-cattedrali nel deserto, che predisponga degli interventi
seri a favore del sociale.
Quindi, occorrono scelte politiche,
anche ambiziose, che riescano ad incidere significativamente:
- sul rilancio
economico delle attività produttive;
- sul problema
dell’occupazione;
- sul
miglioramento della mobilità sul territorio;
- su una
gestione più efficace delle risorse energetiche ed idriche.
Bisogna finirla con lo sperpero delle
risorse disponibili che sino ad oggi ha determinato solo povertà per
i tanti, clientelismo per gli amici e sopravvivenza dorata per i
politici.
Se abbiamo visto crescere il nostro
consenso e il nostro ruolo in Basilicata è perché in questi anni ci
siamo proposti come una forza politica capace di dare fiducia ad
un’opinione pubblica delusa da tanti anni di malgoverno della
sinistra.
Il volontariato è la
forza e la risorsa principale di Alleanza Nazionale: pertanto si ha
bisogno di uomini e donne che credono nella politica e che sono
consapevoli che non è sufficiente sventolare bandiere per essere in
grado di governare le comunità della nostra regione. Bisogna
prepararsi con pazienza, determinazione ed umiltà alla missione che
ci aspetta per ricoprire ruoli di rilievo e di ancor più rilevante
responsabilità.
Oggi, il movimento può vantare, nel
territorio della provincia di Potenza, la presenza di un sufficiente
numero di Circoli Territoriali, alcuni dei quali eredi del MSI, cui
si sono aggiunte nuove forze che hanno aderito al progetto politico
di una destra conservatrice e liberale, avviatosi con il congresso
di Fiuggi del 1995.
Il Circolo, quale unità organica
fondamentale che opera su un territorio definito, con compiti di
rappresentanza politica del luogo (art. 8 dello Statuto) deve essere
luogo privilegiato di aggregazione dei cittadini che credono nei
valori e nelle idee di Alleanza Nazionale, deve essere uno spazio
aperto per il dibattito politico, per la costruzione delle proposte
politiche, deve porsi come costante punto di riferimento per i
cittadini.
Il Circolo deve essere il luogo di
aggregazione e di formazione del mondo giovanile, in grado di
ascoltarne bisogni ed esigenze; stimolando e interagendo con i
giovani del partito e fornendo loro il giusto apporto politico e
logistico, deve collaborare alle attività di Azione Giovani.
A supporto dell'impegno e della
volontà di ognuno, occorre che il partito dedichi sempre maggiore
attenzione alla formazione dei giovani e dei rappresentanti
politici: il Circolo è anche il luogo per forgiare la nuova classe
dirigente, una classe dirigente preparata, capace di captare le
esigenze e i bisogni delle comunità, pronta a porsi alla guida delle
stesse.
Una classe dirigente lungimirante
che, senza riserve mentali, sappia consolidare i rapporti politici
con i partiti della CDL: rapporti che, devono basarsi non solo sulla
stima, sulla fiducia reciproca e sul rispetto della cultura e delle
tradizioni altrui, ma, anche e soprattutto, su un’unitaria proposta
politica.
Solo contrapponendo alla sinistra una
solida alleanza all’interno della quale, comunque, ci sono
sensibilità, percorsi e consensi provenienti da diversi segmenti
della società, si può pensare ad una grande forza di governo alla
guida del nostro territorio.
Pertanto, è necessario ed opportuno
avviare, immediatamente dopo il Congresso e l’insediamento
dell’Esecutivo provinciale, una serie di incontri con le forze
politiche del centrodestra per cominciare a disegnare assieme un
comune progetto politico da perseguire.
Si ha soprattutto
bisogno di una classe dirigente onesta, al servizio della politica,
capace di fare un’attenta analisi dei bisogni e delle aspettative,
di formulare progetti politici, di individuare soluzioni concrete,
di pensare ad unico piano organico e strategico, di condurre
battaglie in difesa della famiglia, della vita e dell’identità.
Inoltre, i singoli Circoli devono
comunicare, dialogare e collaborare tra loro, supportandosi
nell’azione politica, anche in relazione a problematiche e tematiche
specifiche del territorio di appartenenza.
Alla luce di quanto detto, si avverte
l’esigenza di una riorganizzazione complessiva della struttura degli
stessi. Bisogna superare l’idea del Circolo come luogo di
tesseramento, come baluardo inespugnabile delle singole posizioni,
come chiusura verso il mondo esterno. È proprio dal Circolo che
devono partire le spinte per il superamento di diaspore interne,
nell’ottica di un’apertura al dialogo con il mondo del volontariato
e dell’associazionismo laico e cattolico.
Per raggiungere questo obiettivo, e
quindi, avere un organo ufficiale di incontro, è necessario
istituire i Coordinamenti Zonali, formati da tutti i Presidenti dei
Circoli e dagli eletti di una determinata zona, e dai componenti
dell’Esecutivo Provinciale del medesimo territorio.
Tale Coordinamento sarà anche lo
strumento per ampliare l’organizzazione di Alleanza Nazionale su un
determinato territorio, favorendo l’apertura di nuovi Circoli in
altri comuni, oltre ad essere un interlocutore privilegiato della
Presidenza Provinciale.
Solo così si potrà
parlare di un “Partito aperto” che esce dalle sezioni per incontrare
la gente, che promuove dibattiti e manifestazioni, che, in
collaborazione con la Presidenza Provinciale e Regionale, diventa
fautore di iniziative concrete a vantaggio della collettività.
Compito della Presidenza Provinciale
è quello di indirizzo politico dell’attività dei Circoli,
dirigendone e coordinandone l’attività sul piano organizzativo e di
iniziativa (art. 43 dello Statuto).
La Presidenza
Provinciale deve essere motore dell’attività politica dell’intero
Partito in provincia di Potenza, capace da un lato, di cogliere e
capire gli input provenienti dalla periferia, dall’altro, di essere
a sua volta supporto politico ed organizzativo, per i Circoli, gli
eletti e gli iscritti.
Una Presidenza Provinciale che sappia
essere alla pari dei Circoli aperta al confronto politico, che
riesca a colloquiare e collaborare con i partiti del centrodestra,
che sappia relazionarsi anche con altre realtà politiche, ponendosi
come una reale alternativa al centrosinistra.
Dunque, una Presidenza Provinciale
che riesca senza ritardi, ad analizzare i fenomeni politici e le
situazioni economiche e sociali del territorio, che guidi il Partito
con un’azione politica precisa e definita, che soddisfi le esigenze
dei cittadini e si proponga con le sue idee e i suoi progetti per la
risoluzione delle problematiche esistenti.
La Presidenza
Provinciale aperta alla collaborazione, deve essere capace di
scegliere un Esecutivo, competente e collaborativo, che rappresenti
l’intero territorio della provincia. Per questo è necessario
organizzare l’Esecutivo attraverso una strutturazione in
Dipartimenti tematici e settoriali allargati alla partecipazione di
dirigenti del partito e non, esperti nelle singole materie. Gli
amici che accetteranno di far parte dell’Esecutivo dovranno lavorare
nell’interesse del partito, assumendosi le proprie responsabilità,
pronti anche a mettersi in discussione: non saranno tollerate
latitanze ingiustificate. Quindi, una forte e capace Presidenza
Provinciale, affiancata da un Esecutivo Provinciale, altrettanto
forte e capace, con tanta voglia di impegnarsi e lavorare insieme.
Non meno importante è il ruolo
dell’Assemblea di tutti gli eletti negli enti locali, quale
organismo deputato al dibattito e alle scelte, alla formazione, al
coordinamento e al supporto di quanti hanno assunto responsabilità
di governo o di opposizione in un ente locale.
La nuova Federazione
Provinciale sarà in questo modo in grado di dettare i passi del
rinnovamento e del cambiamento generazionale, senza mai tralasciare
e dimenticare gli insegnamenti e i comportamenti politici e sociali
di coloro che, presenti e non, hanno fatto del Movimento Sociale
Italiano, un grande partito di idee e di valori anche in Basilicata.
La forza di Alleanza
Nazionale sarà proprio nel “Partito unito” con una Federazione
Provinciale che sappia agire con fermezza, che rilanci la sua
immagine politica e logistica pensando anche ad una nuova
collocazione della sua stessa sede, che si guadagni con il lavoro il
rispetto dei livelli superiori del Partito, che superi il periodo
dei protettorati, che impari a chiedere ed ottenere le giuste
risposte, che sia protagonista nel suo territorio, che sia in grado,
da sola ed in piena autonomia, di scegliere gli uomini che devono
rappresentarla in ogni consesso.
E’ altresì importante che si crei
immediatamente un rapporto con le forze sindacali, sia quelle dei
lavoratori che degli imprenditori, per contribuire con idee e
proposte alla formulazione di soluzioni utili alle tematiche del
lavoro e dell’occupazione; ovviamente un rapporto privilegiato ci
sarà con la UGL che rappresenta tanti nostri militanti.
Considerata l’imminente scadenza per
la presentazione delle liste per le elezioni amministrative del
27-28 maggio p.v., la nuova Presidenza Provinciale, nello spirito di
piena collaborazione, sarà a disposizione del Commissario
Francolando Marano perché porti a termine il lavoro fino ad oggi
posto in essere.
Un ruolo molto importante sarà svolto
dalla comunicazione e dall’informazione tramite gli strumenti oggi a
nostra disposizione, dal classico volantino all’utilizzo delle
tecnologie informatiche, quali sito web ed email. Bisogna trasferire
anche ai più lontani le nostre idee, le nostre proposte, le nostre
attività, far conoscere il sistema degli sperperi del danaro
pubblico, delle inefficienze della macchina amministrativa, delle
umilianti clientele, appannaggio di un centrosinistra inconcludente
e dannoso.
Oggi, il nostro partito
ha tutte le carte in regola per porsi come una valida alternativa:
il superamento di correnti, liti e personalismi, porta alla
formazione di un’unica squadra, capace di incidere maggiormente
sulla linea politica della coalizione della CDL. Un’unica squadra
che, presentando liste più competitive, con candidati che godono di
un maggiore accreditamento presso i cittadini, con idee e programmi
più concreti, può ben reggere il confronto nella provincia di
Potenza con un centrosinistra forte, che ha creato in questi anni un
sistema di potere che entra in tutti i rivoli della società, che
condiziona le scelte di tanti, che ha trasformato il bisogno dei
cittadini in sudditanza elettorale, in grado solo di garantire il
feudatario politico di turno.
Se abbiamo ben chiaro che la carica
non è un fine, ma un mezzo per fare il bene pubblico ed i partiti
sono un utile strumento per garantire la partecipazione del
cittadino-elettore, se saremo coerenti con i nostri principi e non
ci faremo travolgere da inutili e improduttivi protagonismi, la
coalizione di centrosinistra non avrà lunga vita e riusciremo a
cancellare, dopo questo periodo buio della storia politica lucana,
l'ipoteca politica, amministrativa e culturale che la sinistra ha
acceso sull'intero territorio provinciale.
Con queste idee, in
nome degli ideali e dei valori di Alleanza Nazionale, mi candido
alla Presidenza Provinciale del Partito, impegnandomi, fin da
adesso, a svolgere con pazienza, determinazione e umiltà l’incarico
che vorrete attribuirmi. Incarico che saprò conciliare con
l’attività di Consigliere Provinciale con coerenza e, soprattutto,
nella consapevolezza di credere in un unico e grande progetto
politico di Alleanza Nazionale.
Gianni Rosa |