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21/04/07 -  Relazione Programmatica

Il terzo Congresso Provinciale di Alleanza Nazionale chiude la fase di commissariamento della Federazione Provinciale ed apre una nuova stagione di rilancio del partito nella provincia di Potenza. Esso deve costituire un’occasione per un ampio dibattito tra gli iscritti, un momento di approfondimento delle tematiche esistenti sul nostro territorio e di  condivisione delle linee programmatiche ed organizzative da seguire nell’azione politica del nostro immediato futuro, anche in relazione alle previsioni statutarie (art. 42) che sanciscono: “Il Congresso Provinciale discute e determina le direttive dell’azione politica di Alleanza Nazionale nel territorio”. È, dunque, questa, la sede naturale in cui devono confluire analisi e giudizi, critiche e suggerimenti che possono diventare proposte di indirizzo politico.

 

La nostra società sta affrontando svolte epocali che molto spesso si fatica a comprendere e a controllare; penso alla globalizzazione, all’integrazione culturale, alla disgregazione della famiglia: la politica nazionale, ma anche quella locale, non possono non tener conto di questi grandi cambiamenti, non possono non considerare che dalla centralità della persona, della famiglia, della vita, partono le grandi sfide per il rinnovamento sociale, culturale e politico di una nazione.

 

Riaffermare i valori della vita umana, del sentimento religioso, della solidarietà, della famiglia, della nazione, non sono memorie passate di vecchi nostalgici, ma sono scelte di fondo cui devono ispirarsi il pensiero e l’azione del nostro partito. Un partito, con una sua identità ben precisa, capace di  far convivere e unire politicamente la tradizione al rinnovamento della società, impegnandosi realmente per la tutela dei diversamente abili e dei più deboli, riconoscendo il giusto ruolo alle donne e al loro impegno sociale e politico, sostenendo il rispetto dei valori etici, restituendo alla scuola il ruolo fondamentale della formazione e della trasmissione dei saperi.

 

Ed è per tale motivo che Alleanza Nazionale deve e può far sentire la sua pesante influenza nel contesto politico nazionale, anche come conseguenza diretta della sua riconferma quale secondo partito e valore aggiunto nella coalizione della CDL e terzo partito più votato in Italia con 4,7 milioni di voti (12,3%) alla Camera e 4,2 milioni di voti (12,4%) al Senato. Affermazione che ha determinato l’elezione in quota Alleanza Nazionale di 71 deputati e 41 senatori, tra i quali, l’Onorevole Donato Lamorte ed il Senatore Nicola Buccico, autorevoli rappresentanti della nostra regione.

 

Affermazione che fa affrontare con coraggio la nuova svolta politica, fortemente voluta dal Presidente Fini, ed impressa con il documento programmatico del luglio 2006, confermato in prima battuta, dall’Assemblea Nazionale del partito il 7-8 ottobre 2006 e successivamente, il 17 dicembre 2006, che vuole un Partito Unico del centrodestra, nell’ambito del Partito Popolare Europeo, in una grande famiglia che, per tradizione storica e per i valori cui si ispira, alternativa ad una sinistra sempre più incapace di buon governo, vuole  rilanciare i grandi temi della democrazia economica, della partecipazione alla vita politica e sociale e della sussidiarietà.

 

Un partito forte anche per l’effetto politico e psicologico creatosi in Italia a seguito della manifestazione di Roma del 2 dicembre 2006 che ha visto scendere in piazza due milioni di persone, non solo militanti e simpatizzanti, per protestare contro la politica fallimentare del Governo Prodi e dell’intero apparato partitico del centrosinistra.

 

Nel contraddittorio e frammentato contesto politico nazionale, la Basilicata si evidenzia come la regione tra le più rosse d’Italia: il centrosinistra vince le competizioni elettorali con percentuali notevoli di consenso. Alleanza Nazionale ottiene un buon successo con circa il 10% dei consensi in provincia di Potenza alle elezioni politiche del 2006, di contro al 60% dei consensi del centrosinistra, e alle europee del 2004 si attesta sul 12%; consenso, che, invece, sempre in provincia di Potenza, si era fermato al 6,3%, alle elezioni regionali del 2005 e al 7,1% alle elezioni provinciali del 2004, di contro al 67% dei voti del centrosinistra.

 

Si può notare con quanta facilità l’elettorato lucano sposti il suo gradimento verso i rappresentanti di centrosinistra: infatti, appare chiaro che quando il voto è politico, quindi, più libero da condizionamenti amicali, parentali o di interesse, ovvero dal sistema di potere creato sul bisogno dei cittadini, gli elettori scelgono di non votare il centrosinistra.

 

Un centrosinistra che vince solo perchè riesce ad attrarre consensi in base alla logica esclusiva del “voto il potere”, non è imbattibile!

Su questa certezza dobbiamo costruire la nostra battaglia politica, nella consapevolezza che vi sono tanti cittadini pronti a votarci e con i quali bisogna necessariamente avviare un dialogo, proponendo loro un nuovo modo di fare politica, riscoprendo l’importanza della meritocrazia, presentando uomini seri e responsabili, ed idee, programmi e progetti di sviluppo chiari e fattibili.

 

Non è bastevole una politica di opposizione che limita la sua azione al solo comunicato stampa: dobbiamo essere in grado di proporre e far conoscere i nostri progetti che devono essere concreti ed alternativi. Dobbiamo, inoltre, avere il coraggio e la determinazione di denunciare con forza gli abusi e i mercimoni di un apparato politico che ha distrutto una regione, senza farci prendere da ingiustificabili timori, da omertosi consociativismi, da confusi trasversalismi.

 

La nostra arma vincente è far conoscere ai cittadini tutto ciò che accade nelle istituzioni: è tempo, ormai, di tirare le opportune conclusioni.

 

Mentre l’Italia prosegue sulla via dello sviluppo, l’intera Basilicata è ancora in notevole ritardo, travagliata da una non facile situazione demografica, economica e sociale.

 

Esiste una profonda crisi dimostrata oltre che da una lunga serie di dati statistici tra di loro concatenati, anche dall’esperienza di vita di quanti, quotidianamente, vivono ed operano su questo territorio.

 

Basta soffermare la nostra attenzione sulla piaga dell’emigrazione, fenomeno in forte ripresa in questi ultimi anni e i cui numeri sono purtroppo destinati a salire. Nel solo anno 2005 sono andati via oltre 2000 lucani (un tasso migratorio pari al 3,3‰ per 1.000 abitanti - fonte elaborazione Svimez su dati Istat) ma, questa volta non si tratta di analfabeti o di appartenenti alle classi sociali più povere: il 54,3% delle persone che emigrano sono giovani, con una cultura e una formazione scolastica medio alta, appartenenti ad un ceto sociale medio; per meglio intenderci sono i famosi “talenti”, così come più volte definiti dalla politica degli slogan messa in campo dal centrosinistra lucano.

 

Al fenomeno migratorio è naturalmente collegato lo spopolamento dei comuni: basta osservare il dato del bilancio demografico relativo agli anni 2001 – 2005 che evidenzia un saldo negativo di 5.318 abitanti in meno, ovvero una popolazione che passa da 597.768 abitanti nel 2001 a 594.086 abitanti del 2005.

 

Nel 2005, il tasso di disoccupazione del 12,4% in provincia di Potenza, dato che si discosta notevolmente dalla media nazionale del 7,7%, fornisce da solo, senza ulteriori commenti, una risposta esauriente ai fenomeni dell’emigrazione e dello spopolamento.

Tale percentuale sarebbe ancora più drammatica se si considerassero anche le persone alla ricerca non attiva di lavoro o comunque disponibili a lavorare: tale dato si attesterebbe, infatti, oltre il 25%, contro una media nazionale del 15%.

 

I risultati di alcune indagini statistiche danno un chiaro quadro della situazione nella nostra regione; basti pensare che:

-                    il reddito pro capite prodotto in Basilicata nel 2005 è di € 16.192, pari al 70% di quello medio italiano che ammonta ad euro € 23.220 (rapporto Svimez 2006 sull’economia del Mezzogiorno);

-                    la Regione Basilicata ha il più basso indice di infrastrutture economiche del Mezzogiorno (rete stradale, rete ferroviaria, porti, aeroporti, rete bancaria, ecc…) con un valore pari al 42%, contro l’87% della Sicilia (studio Ambrosetti su indici Tagliacarne);

-                    nel 2005, il 24,5% di famiglie lucane è in difficoltà economica (dati Istat) con conseguente collocazione della Regione Basilicata al terzo posto tra le regioni più povere d’Italia.

 

Se proviamo a chiedere ad un nostro corregionale quali sono i suoi bisogni più sentiti, sicuramente ci risponderà: miglioramento della qualità della vita, innalzamento del livello complessivo dei servizi, opportunità di lavoro e crescita, attenzione e garanzie per le giovani generazioni. Preoccupante è, infatti, il numero di giovani e soprattutto di adolescenti che fa uso di sostanze stupefacenti ed è per questo che combattere la droga è diventata un’azione prioritaria dell’attività politica di Alleanza Nazionale.

 

Ma, se da un lato la nostra terra si presenta sostanzialmente come un’area povera, dall’altro, sono enormi le risorse a disposizione dei “governatori della Lucania” da poter utilizzare per uno sviluppo concreto del territorio. 

 

In questi giorni i governanti del centrosinistra stanno predisponendo la nuova programmazione dei fondi strutturali 2007/2013: avere obiettivi chiari e ben definiti, non sprecare le risorse finanziarie, come già successo per la programmazione 2000/2006, vuol dire mettere in condizione la nostra regione di essere più competitiva, vuol dire permettere alla nostra regione di allacciarsi, al più presto, al resto d’Italia.

 

Rispetto a tale scadenza i rappresentanti di Alleanza Nazionale devono essere in prima linea nell’offrire il loro contributo di idee e di proposte, ma devono anche svolgere appieno la funzione di verifica e controllo al fine di segnalare e denunciare all’opinione pubblica scelte sbagliate e di evitare che vengano  riproposti, come nuovi, vecchi progetti, rimasti solo sulla carta, che non hanno mai prodotto alcunché.   

 

Un’analisi della UIL Basilicata sui Bilanci Regionali di Previsione 2006 evidenzia che la nostra è la regione con lo stanziamento complessivo pro capite più elevato rispetto alle altre regioni a statuto ordinario, ovvero, per ogni cittadino lucano si spendono, all’anno, 6.044 euro.

 

A questo bisogna anche aggiungere le risorse collegate allo sfruttamento delle immense ricchezze territoriali.  Come sono utilizzate le royalties derivanti dall’attività estrattiva nella Val d’Agri? Che ne è delle notevoli risorse idriche della Basilicata?

 

Il superamento delle contraddizioni sin qui esposte relative alla situazione politica ed economica della nostra regione, cioè, da un lato una terra ricca di risorse il cui utilizzo non corrisponde ad un adeguato livello di sviluppo e di qualità della vita dei cittadini, dall’altro l’inadeguatezza di un sistema politico, o meglio, un sistema di potere che governa la quasi totalità della regione, deve essere il punto di partenza della nostra azione politica.

 

Un’azione politica che, prendendo atto della fallimentare politica del centrosinistra in Basilicata, carente di forza propositiva e predisposta alla sola gestione del quotidiano, si ponga l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini, individuando le scelte da operare per lo sviluppo economico della regione.

 

Un’azione politica che affianchi alla capacità progettuale e propositiva, l’individuazione di precise priorità, anche in considerazione delle specifiche realtà economiche e sociali del territorio.

Sappiamo bene che gli interventi non possono prescindere dalle caratteristiche geografiche, demografiche e sociali della regione: la mia attività di Consigliere Provinciale alla Provincia di Potenza mi ha fatto conoscere meglio la realtà della provincia: 100 comuni, distribuiti su un territorio estremamente vasto, con notevoli squilibri e privo di aggregati urbani di una rilevante consistenza. Basti pensare che più della metà dei cittadini è distribuita tra l’85-90% dei comuni, di piccole e piccolissime dimensioni.

 

Gli obiettivi prioritari da raggiungere sono ben chiari: superamento del gap infrastrutturale esistente, modernizzazione della società, riorganizzazione e razionalizzazione del sistema sanitario regionale, realizzazione di un’amministrazione pubblica più efficace ed efficiente. Per rilanciare lo sviluppo del territorio bisogna essere capaci di proporre soluzioni che raggiungano questi obiettivi.

 

Il livello delle infrastrutture rappresenta, da sempre, un elemento di sviluppo economico di un territorio: maggiore è il livello di infrastrutture esistenti, maggiore è la crescita economica dell’area. Non vi è alcun dubbio che la produttività, i redditi e l’occupazione regionale sono in funzione crescente della dotazione di infrastrutture.

 

Bisogna spingere chi governa verso scelte politiche che incentivino il livello infrastrutturale della regione, sia di tipo economico, a supporto diretto delle attività produttive (strade, autostrade, aeroporti, reti fognarie, acquedotti, reti di distribuzione dell’acqua, reti del gas, elettricità, impianti di irrigazione, strutture per il trasferimento delle merci, ecc…), sia di tipo sociale, finalizzate ad accrescere il benessere sociale (scuole, strutture per la sicurezza pubblica, edilizia pubblica, ospedali, impianti sportivi, aree verdi, case di riposo, impianti di smaltimento rifiuti, ecc…).

A tutto questo bisogna aggiungere gli investimenti nel sistema delle infrastrutture immateriali, quali i centri di ricerca, le reti di diffusione ed innovazione, i servizi alle imprese.

 

Bisogna, inoltre, investire risorse per attuare una gestione più innovativa e funzionale dei trasporti, che sia in grado, non solo, di collegare in rete tutto il nostro territorio, quanto di collegarci con il resto d’Italia, con servizi efficienti conformi alle reali esigenze degli utenti.  

 

Tutto ciò per far diventare la Basilicata la cerniera delle regioni del sud.

Non possiamo rimanere ancora fermi, bisogna essere in grado di interpretare pienamente questo ruolo strategico, questa favorevole posizione geografica in un’Italia centrale nel Mediterraneo.

 

In un processo più complessivo di modernizzazione dell’Italia all’interno dell’Europa, la Basilicata è una regione che, partendo dalle sue tradizioni, nel rispetto dell’identità culturale e politica del suo popolo, può affrontare, se opportunamente programmato, un rapido processo di modernizzazione della società e soprattutto dell’amministrazione pubblica.

 

La Basilicata ha bisogno di un’amministrazione pubblica più efficiente, efficace e trasparente, che faccia delle scelte chiare, che sia finalmente libera dalle pastoie della burocrazia. Uno sviluppo economico è determinato dal rispetto dei ruoli tra pubblico e privato: al pubblico, il ruolo di indirizzo, senza imbrigliare il privato che vuole investire, di formazione delle giovani leve, all’insegna dei formati, non dei formatori, e di programmazione di attività collegate direttamente alle necessità del mondo produttivo locale; al privato, il ruolo di offerta di beni e servizi, in un mercato concorrenziale, basato su regole certe. Dunque, un pubblico e un privato che si uniscono per rendere più competitiva la regione.

 

E’ necessario richiedere con forza l’aggiornamento del piano sanitario regionale, pensato nel 1997 e scaduto nel 2000. Sono trascorsi sette anni e le lacune iniziali, le necessità createsi a seguito di una mancata ottimizzazione della spesa, oggi sempre più urgente e indispensabile, le nuove esigenze sanitarie dei cittadini collegate al naturale trascorrere del tempo, non hanno trovato ancora soluzione in una nuova programmazione sanitaria regionale.

 

Alleanza Nazionale è pronta a sottoscrivere il suo impegno: un impegno che porti ad un ripensamento e ad una nuova politica dello sfruttamento delle risorse territoriali, che incentivi una politica agricola oggi inesistente, che si muova per il superamento della crisi del sistema industriale, che attui una concreta difesa dell’ambiente anche in chiave turistica, al fine di evitare la sola costruzione di alberghi-cattedrali nel deserto, che predisponga degli interventi seri a favore del sociale.

 

Quindi, occorrono scelte politiche, anche ambiziose, che riescano ad incidere significativamente:

-        sul rilancio economico delle attività produttive;

-        sul problema dell’occupazione;

-        sul miglioramento della mobilità sul territorio;

-        su una gestione più efficace delle risorse energetiche ed idriche.

 

Bisogna finirla con lo sperpero delle risorse disponibili che sino ad oggi ha determinato solo povertà per i tanti, clientelismo per gli amici e sopravvivenza dorata per i politici.

 

Se abbiamo visto crescere il nostro consenso e il nostro ruolo in Basilicata è perché in questi anni ci siamo proposti come una forza politica capace di dare fiducia ad un’opinione pubblica delusa da tanti anni di malgoverno della sinistra.

Il volontariato è la forza e la risorsa principale di Alleanza Nazionale: pertanto si ha bisogno di uomini e donne che credono nella politica e che sono consapevoli che non è sufficiente sventolare bandiere per essere in grado di governare le comunità della nostra regione. Bisogna prepararsi con pazienza, determinazione ed umiltà alla missione che ci aspetta per ricoprire ruoli di rilievo e di ancor più rilevante responsabilità. 

Oggi, il movimento può vantare, nel territorio della provincia di Potenza, la presenza di un sufficiente numero di Circoli Territoriali, alcuni dei quali eredi del MSI, cui si sono aggiunte nuove forze che hanno aderito al progetto politico di una destra conservatrice e liberale, avviatosi con il congresso di Fiuggi del 1995.

 

Il Circolo, quale unità organica fondamentale che opera su un territorio definito, con compiti di rappresentanza politica del luogo (art. 8 dello Statuto) deve essere luogo privilegiato di aggregazione dei cittadini che credono nei valori e nelle idee di Alleanza Nazionale, deve essere uno spazio aperto per il dibattito politico, per la costruzione delle proposte politiche, deve porsi come costante punto di riferimento per i cittadini.

Il Circolo deve essere il luogo di aggregazione e di formazione del mondo giovanile, in grado di ascoltarne bisogni ed esigenze; stimolando e interagendo con i giovani del partito e fornendo loro il giusto apporto politico e logistico, deve collaborare alle attività di Azione Giovani.

A supporto dell'impegno e della volontà di ognuno, occorre che il partito dedichi sempre maggiore attenzione alla formazione dei giovani e dei rappresentanti politici: il Circolo è anche il luogo per forgiare la nuova classe dirigente, una classe dirigente preparata, capace di captare le esigenze e i bisogni delle comunità, pronta a porsi alla guida delle stesse.

Una classe dirigente lungimirante che, senza riserve mentali, sappia consolidare i rapporti politici con i partiti della CDL: rapporti che, devono basarsi non solo sulla stima, sulla fiducia reciproca e sul rispetto della cultura e delle tradizioni altrui, ma, anche e soprattutto, su un’unitaria proposta politica. 

Solo contrapponendo alla sinistra una solida alleanza all’interno della quale, comunque, ci sono sensibilità, percorsi e consensi provenienti da diversi segmenti della società, si può pensare ad una grande forza di governo alla guida del nostro territorio.

Pertanto, è necessario ed opportuno avviare, immediatamente dopo il Congresso e l’insediamento dell’Esecutivo provinciale, una serie di incontri con le forze politiche del centrodestra per cominciare a disegnare assieme un comune progetto politico da perseguire.

Si ha soprattutto bisogno di una classe dirigente onesta, al servizio della politica, capace di fare un’attenta analisi dei bisogni e delle aspettative, di formulare progetti politici, di individuare soluzioni concrete, di pensare ad unico piano organico e strategico, di condurre battaglie in difesa della famiglia, della vita e dell’identità.

Inoltre, i singoli Circoli devono comunicare, dialogare e collaborare tra loro, supportandosi nell’azione politica, anche in relazione a problematiche e tematiche specifiche del territorio di appartenenza.

 

Alla luce di quanto detto, si avverte l’esigenza di una riorganizzazione complessiva della struttura degli stessi. Bisogna superare l’idea del Circolo come luogo di tesseramento, come baluardo inespugnabile delle singole posizioni, come chiusura verso il mondo esterno. È proprio dal Circolo che devono partire le spinte per il superamento di diaspore interne, nell’ottica di un’apertura al dialogo con il mondo del volontariato e dell’associazionismo laico e cattolico.

 

Per raggiungere questo obiettivo, e quindi, avere un organo ufficiale di incontro, è necessario istituire i Coordinamenti Zonali, formati da tutti i Presidenti dei Circoli e dagli eletti di una determinata zona, e dai componenti dell’Esecutivo Provinciale del medesimo territorio.

 

Tale Coordinamento sarà anche lo strumento per ampliare l’organizzazione di Alleanza Nazionale su un determinato territorio, favorendo l’apertura di nuovi Circoli in altri comuni, oltre ad essere un interlocutore privilegiato della Presidenza Provinciale.

 

Solo così si potrà parlare di un “Partito aperto” che esce dalle sezioni per incontrare la gente, che promuove dibattiti e manifestazioni, che, in collaborazione con la Presidenza Provinciale e Regionale, diventa fautore di iniziative concrete a vantaggio della collettività.

 

Compito della Presidenza Provinciale è quello di indirizzo politico dell’attività dei Circoli, dirigendone e coordinandone l’attività sul piano organizzativo e di iniziativa (art. 43 dello Statuto).

 

La Presidenza Provinciale deve essere motore dell’attività politica dell’intero Partito in provincia di Potenza, capace da un lato, di cogliere e capire gli input provenienti dalla periferia, dall’altro, di essere a sua volta supporto politico ed organizzativo, per i Circoli, gli eletti e gli iscritti.

 

Una Presidenza Provinciale che sappia essere alla pari dei Circoli aperta al confronto politico, che riesca a colloquiare e collaborare con i partiti del centrodestra, che sappia relazionarsi anche con altre realtà politiche, ponendosi come una reale alternativa al centrosinistra.   

 

Dunque, una Presidenza Provinciale che riesca senza ritardi, ad analizzare i fenomeni politici e le situazioni economiche e sociali del territorio, che guidi il Partito con un’azione politica precisa e definita, che soddisfi le esigenze dei cittadini e si proponga con le sue idee e i suoi progetti per la risoluzione delle problematiche esistenti.

 

La Presidenza Provinciale aperta alla collaborazione, deve essere capace di scegliere un Esecutivo, competente e collaborativo, che rappresenti l’intero territorio della provincia. Per questo è necessario organizzare l’Esecutivo attraverso una strutturazione in Dipartimenti tematici e settoriali allargati alla partecipazione di dirigenti del partito e non, esperti nelle singole materie. Gli amici che accetteranno di far parte dell’Esecutivo dovranno lavorare nell’interesse del partito, assumendosi le proprie responsabilità, pronti anche a mettersi in discussione: non saranno tollerate latitanze ingiustificate. Quindi, una forte e capace Presidenza Provinciale, affiancata da un Esecutivo Provinciale, altrettanto forte e capace, con tanta voglia di impegnarsi e lavorare insieme.

 

Non meno importante è il ruolo dell’Assemblea di tutti gli eletti negli enti locali, quale organismo deputato al dibattito e alle scelte, alla formazione, al coordinamento e al supporto di quanti hanno assunto responsabilità di governo o di opposizione in un ente locale. 

 

La nuova Federazione Provinciale sarà in questo modo in grado di dettare i passi del rinnovamento e del cambiamento generazionale, senza mai tralasciare e dimenticare gli insegnamenti e i comportamenti politici e sociali di coloro che, presenti e non, hanno fatto del Movimento Sociale Italiano, un grande partito di idee e di valori anche in Basilicata.

La forza di Alleanza Nazionale sarà proprio nel “Partito unito” con una Federazione Provinciale che sappia agire con fermezza, che rilanci la sua immagine politica e logistica pensando anche ad una nuova collocazione della sua stessa sede, che si guadagni con il lavoro il rispetto dei livelli superiori del Partito, che superi il periodo dei protettorati, che impari a chiedere ed ottenere le giuste risposte, che sia protagonista nel suo territorio, che sia in grado, da sola ed in piena autonomia, di scegliere gli uomini che devono rappresentarla in ogni consesso. 

E’ altresì importante che si crei immediatamente un rapporto con le forze sindacali, sia quelle dei lavoratori che degli imprenditori, per contribuire con idee e proposte alla formulazione di soluzioni utili alle tematiche del lavoro e dell’occupazione; ovviamente un rapporto privilegiato ci sarà con la UGL che rappresenta tanti nostri militanti.

Considerata l’imminente scadenza per la presentazione delle liste per le elezioni amministrative del 27-28 maggio p.v., la nuova Presidenza Provinciale, nello spirito di piena collaborazione, sarà a disposizione del Commissario Francolando Marano perché porti a termine  il lavoro fino ad oggi posto in essere.

 

Un ruolo molto importante sarà svolto dalla comunicazione e dall’informazione tramite gli strumenti oggi a nostra disposizione, dal classico volantino all’utilizzo delle tecnologie informatiche, quali sito web ed email. Bisogna trasferire anche ai più lontani le nostre idee, le nostre proposte, le nostre attività, far conoscere il sistema degli sperperi del danaro pubblico, delle inefficienze della macchina amministrativa, delle umilianti clientele, appannaggio di un centrosinistra inconcludente e dannoso.

Oggi, il nostro partito ha tutte le carte in regola per porsi come una valida alternativa: il superamento di correnti, liti e personalismi, porta alla formazione di un’unica squadra, capace di incidere maggiormente sulla linea politica della coalizione della CDL. Un’unica squadra che, presentando liste più competitive, con candidati che godono di un maggiore accreditamento presso i cittadini, con idee e programmi più concreti, può ben reggere il confronto nella provincia di Potenza con un centrosinistra forte, che ha creato in questi anni un sistema di potere che entra in tutti i rivoli della società, che condiziona le scelte di tanti, che ha trasformato il bisogno dei cittadini in sudditanza elettorale, in grado solo di garantire il feudatario politico di turno.

Se abbiamo ben chiaro che la carica non è un fine, ma un mezzo per fare il bene pubblico ed i partiti sono un utile strumento per garantire la partecipazione del cittadino-elettore, se saremo coerenti con i nostri principi e non ci faremo travolgere da inutili e improduttivi protagonismi, la coalizione di centrosinistra non avrà lunga vita e riusciremo a cancellare, dopo questo periodo buio della storia politica lucana, l'ipoteca politica, amministrativa e culturale che la sinistra ha acceso sull'intero territorio provinciale.

Con queste idee, in nome degli ideali e dei valori di Alleanza Nazionale, mi candido alla Presidenza Provinciale del Partito, impegnandomi, fin da adesso, a svolgere con pazienza, determinazione e umiltà l’incarico che vorrete attribuirmi. Incarico che saprò conciliare con l’attività di Consigliere Provinciale con coerenza e, soprattutto, nella consapevolezza di credere in un unico e grande progetto politico di Alleanza Nazionale.

                                                                                        Gianni Rosa

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